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Fisioterapia. Significato di una professione di aiuto

Il vocabolario della lingua italiana  alla voce  Fisioterapia, recita:   “Ramo della medicina che cura varie malattie mediante terapia fisica, terapia manuale/manipolativa ed altre.” A meno che non la si conosca direttamente l’idea che se ne ha è un po’ vaga.

La fisioterapia si è sviluppata nel corso dei secoli diventando oggi  una professione autonoma  per la sua  peculiarità di branca della medicina volta al recupero di una funzione compromessa, a una diminuzione del dolore e al reintegro del paziente nella società.

I  punti salienti  che caratterizzano questa professione  sono:
– L’eterogeneità dei pazienti: il  fisioterapista, a meno che non decida di dedicarsi ad una particolare condizione clinica,  lavora ogni giorno con persone di tutte le fasce di età, dai bambini più piccoli fino agli anziani allettati.

-L’empatia:  lo stretto  contatto  con il  paziente  favorisce un rapporto molto spesso profondo. E’ parte dell’intervento stesso la vicinanza ai problemi della persona, la conoscenza del suo personalità, la comprensione delle  sue debolezze  affinché  in ogni seduta si possa far leva sui punti di forza del  suo carattere  per ottenere il migliore dei risultati.

-Il contatto fisico: almeno all’inizio della terapia, per alcuni avere addosso le mani di un’altra  persona  crea imbarazzo e  disagio, ma superato l’impatto iniziale il  legame che si crea diventa proficuo e stimolante.

-La gratificazione: capita che  la vita riservi delle   brutte sorprese. Atti che svolgiamo in  modo automatico, come camminare, possono in seguito ad una patologia vascolare o ad un trauma, diventare un obiettivo lontano. A volte si può riacquistare la funzione perduta.  Tuttavia la   gratificazione si può trovare  anche nelle piccole cose, come riuscire a stare sullo standing qualche minuto in più o mettersi a ridere insieme quando semplicemente si vede che il paziente non ne ha più voglia.

-Il fattore umano: difficile sintetizzarne la teoria, meglio raccontare un’esperienza.

Ero da poco  entrato a far parte dell’associazione dove, a differenza di altri lavori svolti in passato, mi sono trovato sin da subito coinvolto in situazioni  complesse dal punto di vista umano oltre che professionale.

La neurologa, nella riunione operatori del martedì, mi aveva illustrato il caso di una situazione complicata in cui poteva essere utile iniziare un ciclo di fisioterapia. Si trattava di  una donna di 85 anni affetta da SLA, la cui inabilità motoria era  aggravata da una brutta frattura del femore. Era  la quarta volta che andavo a casa sua e i primi risultati iniziavano a vedersi; tuttavia  l’anziana signora era comprensibilmente scoraggiata e i quattro passi che iniziavamo a fare insieme non la soddisfacevano.

A 85 anni impedita a fare le scale e ad uscire, incapace ormai di comunicare sia con le  parole, che con lo sguardo, impossibilitata ad usare il puntatore oculare perché analfabeta, era urgente trovare stimoli. Erano le prime giornate tiepide di Aprile e avevo appena iniziato a casa mia a far germogliare delle piante destinate poi all’orto, quando mi venne in mente che uscire almeno sul balcone per prendersi cura di una pianta  era quello che alla mia affezionata signora poteva servire. Fu cosi che le regalai una piccola pianta di zucchina, un pretesto per andare ogni volta in terrazza per farle un saluto. Devo dire che l’espediente ha funzionato e che la piantina ha innescando la motivazione. necessaria per continuare nel nostro complesso percorso di ri-abilitazione.

Guido Gherardi, fisioterapista

Commenti (1)

  1. Erika

    Interessante davvero.

    Rispondi 11 marzo 2017 at 13:39

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