Il volontariato, una forza vitale

“Il volontario è colui che presta la propria opera in modo gratuito a favore di categorie di per- sone che hanno gravi necessità e assoluto e urgente bisogno di aiuto e di assistenza; questa opera può essere esplicata per far fronte a emergenze occasionali oppure come servizio continuo”. (Treccani)

La sua volontà come quella di chi lo accoglie lo caratterizza: questo è il motivo per cui, pur seguendo anch’esso le regole dell’organizzazione di cui fa parte, è difficile farne un ritratto univoco. La storia racconta di organizzazioni solidaristiche e di volontariato impegnate a portare aiuto in occasione di grandi emergenze già con gli ordini religiosi medievali (le Misericordie nate a Firenze tra il ‘200 e il ‘300) e con le prime strutture laiche (i Vigili del Fuoco presenti da secoli nelle valli alpine). Il volontariato come aiuto diretto alla persona, non necessariamente legato all’emergenza è probabilmente sempre esistito, ma in passato rappresentava la vicinanza. Difficile comunque dare una data di inizio anche perché il volontariato attiene alla sfera emotiva e già nel Nuovo Testamento, il buon samaritano ne rappresenta, semplificando al massimo, un esempio.

I volontari rappresentano la forza vitale di un’associazione e a Pallium ogni attività, esclusa quella strettamente sanitaria, è sostenuta da volontari. Si tratta di gruppi diversi e al loro interno variegati, in cui ciascuno porta il proprio personale contributo e si allena all’ascolto degli altri e al confronto.

A Natale scorso, in un momento di grande cambiamento dell’Associazione, in occasione dell’incontro di auguri, i volontari del gruppo dell’assistenza hanno ricevuto ciascuno una piccola pergamena raccolta in un fiocco rosso.

Carla, studentessa di 23 anni, grandi occhi neri gioiosi, maglione rosso in tinta con le labbra bellissime e aperte a sorrisi convinti, con una certa emozione, consegnava a ciascuno un attestato di buon auspicio e ringraziamento, dicendo “vi ho preparato una cosa… la leggerete poi a casa, grazie”.

E tutti, ormai dissimulanti una disinvoltura costruita faticosamente con whatsapp, sms, fb e chi più ne ha .., con emozione tenevamo tra le mani quella piccola missiva.

“Cari amici, in questo tempo passato insieme ho imparato con Voi che non serve essere qualcuno per fare Qualcosa di buono, non serve essere persone colte o ricche. Con Voi ho imparato che basta semplicemente porgere la propria mano, sollevare chi ne ha bisogno e camminare al suo fianco nel suo percorso, finché alla fine quel percorso diventa anche il proprio. Mi affaccio alla vita vera, cresco e conosco. Vi ringrazio per avermi portato nel vostro universo fatto di dolcezze, sofferenze, fatiche ma pieno di occhi colmi di speranza e fiducia. Spero che inizi un nuovo cambiamento pieno di energia e forza, un augurio di cuore a tutti affinché nulla vacilli. Grazie di aver unito il vostro percorso al mio.”
Carla

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