COVID-19 e Socialità

Il Coronaivirus è entrato nelle nostre vite da circa un anno ormai e con la seconda ondata siamo tornati a fare i conti con le norme di distanziamento e con le altre limitazioni alle nostre libertà. Regole necessarie per contenere i contagi, ma con le quali non è facile fare i conti.

Certamente la pandemia ha portato con sé, oltre all’emergenza sanitaria, una serie di altre emergenze, tra le quali non dobbiamo sottovalutare quella psicologica e sociale. La solitudine, la preoccupazione che nulla torni più come prima, l’angoscia di perdere una sicurezza economica, il timore di incontrare i nostri cari per un possibile rischio di contagio: è il dramma che ognuno di noi ha vissuto e continua a vivere a causa della pandemia e che ha provocato una condizione di fatica, stress psicologico continuo, in cui è forte una destabilizzazione e un crollo delle certezze.

D’altro canto, per le relazioni il Coronavirus ha rappresentato un vero e proprio “tsunami”: improvviso e devastante. Ci troviamo immersi in una condizione di sospensione temporale. Il sentimento dominante al momento più che la paura è un misto di attesa e sconforto. E questo attendere, questa incertezza circa la fine dell’emergenza e delle misure di contenimento, insieme al sentire di avere perso il controllo su molti aspetti della propria esistenza, ha creato purtroppo in molte persone un substrato emotivo di ansia costante. Ci siamo scoperti vulnerabili, attaccabili, fragili. Il virus è andato a minare il sistema dei rapporti umani, ha intaccato la fiducia reciproca: l’altro, anche se familiare o amico, può rappresentare un pericolo.

Convivere con la pandemia ha colpito l’essere umano – animale sociale per definizione – nella sua essenza, nel suo bisogno di aggregarsi con gli altri, di scandire la propria esistenza alla luce di occasioni di incontro e momenti di contatto. Le nostre consuetudini, i nostri riti, insomma la nostra vita quotidiana ha subito profondi cambiamenti in ogni ambito: lavoro, scuola, tempo libero, vita associativa, famiglia, cultura.  La velocità con la quale le nostre abitudini sono state scardinate è stata tale che le persone non sono ancora riuscite ad elaborarne l’impatto reale.

Rimane ancora vivo e forte il desiderio di vedersi, di trovarsi, di comunicare. E allora, nell’anno segnato dal distanziamento sociale, dalle sensazioni di solitudine e mancanza (di persone care, di abbracci, di strette di mano), i contatti sono stati trasferiti nella rete. Chat, videochiamate, videoconferenze, la scuola, le lezioni di yoga, gli aperitivi con gli amici: lo spazio virtuale è cresciuto, ha cominciato a occupare quasi ogni aspetto della vita, ha assunto più valore. Qualcuno si chiede se ci stiamo trovando dinanzi a una rivoluzione, ad un processo trasformativo. In realtà, questa situazione ha evidenziato ed accelerato un fenomeno già in essere, ossia la continuità, l’ibridazione tra vita online e vita offline, una vita cioè che comprende rapporti con presenza fisica come anche scambi in digitale. In tal modo è possibile sperimentare il vivere lontani, ma mantenersi vicini a livello emotivo. I nuovi strumenti, in questo senso, e facendo attenzione al non abusarne, costituiscono un aiuto e un sostegno, forniscono uno spazio in più per poter mantenere vive ed alimentare le relazioni, anche quelle più intime e profonde.

Dott.ssa Beatrice Lazzeri

Psicologa psicoterapeuta a Firenze, Empoli, Prato

beatrice.lazzeri@gmail.com

Leave Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *